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Reason Project

Giovedì 13 ottobre, dalle ore 9:30 alle 13:30, si terrà il convegno "Odio online: caratteristiche e strumenti di risposta" organizzato dal Centro di Ricerca sulle Relazioni Interculturali in collaborazione con OSCAD e con la Coordinatrice Nazionale per la lotta contro l’antisemitismo della Presidenza del Consiglio.

Svolto nell’ambito del progetto UE “REASON – REAct in the Struggle against ONline hate speech” promosso dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), il convegno intende presentare contenuti ed esperienze relativi alla diffusione del discorso d’odio online, alle sue caratteristiche e alle problematiche che interessano le forze dell’ordine e le pubbliche amministrazioni. Nell’incontro verranno presentate le tematiche relative alla definizione e alle caratteristiche specifiche dell’hate speech, e i principali documenti europei sull’argomento. Come caso specifico si affronterà il tema dell’antisemitismo, sulla base della Strategia nazionale di lotta contro l’antisemitismo della Presidenza del Consiglio (noantisemitismo.governo.it).

Per la richiesta di partecipazione in presenza inviare una mail a: relazioni.interculturali@unicatt.it.
La partecipazione online è libera con accesso al seguente link.

Saluti:

VITTORIO RIZZI, Prefetto, Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Presidente OSCAD.

MATTIA PERADOTTO, Direttore Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR). Rappresentante Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Introduce:

ELISABETTA MANCINI, Primo Dirigente della Polizia di Stato, Capo ufficio di staff del Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza.

I parte - Prevenzione e contrasto dell’hate speech

Interventi:

FEDERICO FALOPPA, Professore di Studi Italiani e Linguistica all’Università di Reading (UK), Coordinatore Rete nazionale per il contrasto ai discorsi e ai fenomeni d’odio.

STEFANO PASTA, Ricercatore, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, autore di “Razzismi 2.0. Analisi socio-educativa dell’odio online”.

ROBERTO BORTONE, Coordinatore progetto REASON, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), Presidenza del Consiglio dei Ministri.

MILENA SANTERINI, Ordinaria di Pedagogia, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Coordinatrice nazionale per la lotta contro l’antisemitismo, Presidenza del Consiglio dei Ministri.

AGOSTINO SCALA, Tenente Colonnello dell’Arma dei Carabinieri, Comandante del Gruppo Carabinieri di Milano.

IVANO GABRIELLI, Primo Dirigente della Polizia di Stato, Direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni.

II Parte – Hate speech e Pubblica amministrazione

Modera:

MIRIAM PASQUI, Responsabile Unità Diritti e Grave Emarginazione, Comune di Milano.

Interventi:

PAOLA BARRETTA, Portavoce Associazione Carta di Roma.

STEFANO DELFINI, Dirigente Superiore della Polizia di Stato, Direttore del Servizio Analisi Criminale.

CAMILLA ORLANDI, Responsabile Dipartimento Politiche per l’Integrazione e l’Accoglienza, Gestione Immigrazione, ANCI.

Su Rete Nazionale per il contrasto ai discorsi e ai fenomeni d'odio 

La condizione di migrante appartiene da sempre al genere umano. Tutti siamo migranti, lo siamo stati o potremmo esserlo. Questo è il principio che fa da sfondo al contributo Ospitalità mediatica. Le migrazioni nel discorso pubblico, di Paola Parmiggiani e Pierluigi Musarò.

Eppure questa condizione è creatrice di disuguaglianze, di divisioni che vedono un “noi” da proteggere e un “loro” da escludere. E tra i vari dispositivi di esclusione messi in campo dal dibattito politico – e non solo – per far fronte alla minaccia dell’immigrazione c’è l’hate speech, che abbraccia e alimenta la narrazione mediatica di tipo emergenziale del fenomeno.

L’opinione pubblica viene influenzata dai messaggi costruiti e diffusi da radio, televisioni, giornali e social network veicolando una percezione negativa delle migrazioni che contribuisce alla proliferazione di atteggiamenti di chiusura nei confronti dell’altro da noi. Da questi sentimenti di paura e insicurezza prende vita la retorica dell’invasione sui social network, un linguaggio discriminatorio che si declina su più livelli di odio, online e offline.

Il rapporto tra migrazioni, hate speech e discorso pubblico viene approfondito accuratamente all’interno di un volume che vuole ripensare l’ospitalità come questione culturale e politica, presentando strumenti concreti per superare il gap tra immigrazione reale e immigrazione mediatica al fine di dar voce alle protagoniste e ai protagonisti della migrazione.

A cura della Rete Nazionale per il contrasto ai discorsi e ai fenomeni d'odio 

Può il Digital Services Act essere uno strumento per contrastare anche l’hate speech? È la domanda a cui la Rete ha cercato di rispondere in questo approfondimento. Le iniziative legislative proposte dalla Commissione Europea intendono colmare tutti quei vuoti normativi che permettono pratiche favorite dai mezzi digitali, per questo viene illustrato il processo che ha portato allo sviluppo del Digital Services Act, cosa si intende per servizi digitali, cosa comporta il provvedimento e quali sono le possibili criticità.

Digital Services Act. Uno strumento di contrasto (anche) all’hate speech?

Il Digital Services Act è un insieme di norme e regolamentazioni che racchiude due iniziative legislative proposte dalla Commissione Europea; il Digital Service Act e il Digital Market Act entrambi nati con due obiettivi principali:

Questo pacchetto di leggi nasce dall’esigenza di colmare i numerosi vuoti normativi e cosiddetti loopholes che permettono la circolazione e la diffusione di beni, contenuti e servizi illegali, ma anche di pericolosi e lesivi per le persone, quali hate speech, disinformazione, cyberviolenza, truffe e pratiche di commercio fraudolente; tutte favorite dalla potenza e dalla capillarità dei mezzi digitali.
La proposta sottolinea infatti più volte il valore positivo e rivoluzionario di tali strumenti, ammettendone la centralità nella vita delle persone, sia per la loro socialità che per l’accessibilità a beni e servizi, ammettendo però anche l’impossibilità di gestirne l’espansione e l’incapacità di creare una cornice legislativa solida all’interno della quale regolamentare questi spazi, abitati da miliardi di persone che, oltre ad essere utenti e consumatori e consumatrici, sono innanzitutto cittadini e cittadine.
Con questa consapevolezza dunque, la Commissione Europea ambisce ad una regolamentazione solida e intende assumere un ruolo centrale in quanto garante della sua applicazione, per questo motivo queste due risoluzioni potrebbero rappresentare una svolta epocale nella gestione delle relazioni di potere tra i diversi stakeholder, che in quanto tale è seguita con estrema attenzione ed è stata generata da un processo lungo ed elaborato, iniziato nel dicembre 2020 e che è giunto nella sua fase finale solo negli scorsi mesi;  25 marzo 2022 per il Digital Market Act e 23 aprile 2022 per il Digital Service Act, ma vediamo nel dettaglio le vari fasi del processo.

Come si è sviluppato il Digital Services Act?

Il processo ha visto il coinvolgimento di diversi stakeholder da parte della Commissione Europea, in particolare il settore privato, la società civile, rappresentata da utenti e organizzazioni, autorità nazionali, l’accademia, la comunità tecnico-scientifica, associazioni internazionali e pubblico generalista, con tutte le parti interpellate tramite una serie di consultazioni pubbliche, svoltesi lungo tutta l’estate del 2020 e che è possibile trovare sul portale dedicato. A queste si sono accompagnati anche degli studi di analisi dell’impatto e osservazioni in tema di bilancio.
Dopo la presentazione nel 2020, l’accordo è stato finalmente raggiunto e ci si aspetta l’implementazione delle fasi successive, che prevedono l’applicazione del pacchetto entro 15 mesi dall’atto di adozione con la pubblicazione all’interno della Gazzetta Ufficiale e comunque non oltre il 1 Gennaio 2024.

Cosa comporta questo provvedimento?

Nel redigere le varie norme, la Commissione Europea ha chiarito che per “servizi digitali” intende una grande varietà di servizi, che vanno dai semplici siti web ai fornitori di infrastrutture telematiche più complesse, specificando però che per i seguenti provvedimenti le parti più interessate sono quelle che comunemente definiamo “piattaforme” e chi fornisce servizi intermediari, affermando che identifica tra queste delle piattaforme che ricoprono il ruolo di gatekeepers, “custodi” degli spazi digitali, in quanto svolgono un ruolo sistemico nel mercato interno e costituiscono una sorta di passaggio obbligato, che va a tracciare il percorso che unisce utenti e business per ciò che riguarda importanti servizi digitali. Per lo stesso motivo all’interno dei testi sono presenti anche le definizioni adottate per identificare diversi elementi (consumatore, destinatario del servizio, ecc.). Va però specificato che i due provvedimenti nascono con obiettivi specifici, per questo ci concentreremo sul Digital Service Act che è di estrema rilevanza per chi si occupa di contrastare l’odio online. La base di questo documento sono infatti i diritti fondamentali della persona, che nell’idea originale dovrebbero fungere da bussola per l’ideazione delle norme. Per questo si afferma che il provvedimento mira a:

Sono stati identificati diversi gruppi di beneficiari, che in quanto tali sono anche sottoposti ad obblighi diversi. In particolare si distingue tra: Servizi di intermediazione, Servizi di hosting, Piattaforme online e Piattaforme di grandi dimensioni, con queste ultime che presentano il maggior numero di obblighi. Essendo questi cumulativi infatti, le piattaforme di grandi dimensioni risultano le parti sottoposte a più responsabilità, in linea con l’idea che questa sia diretta conseguenza della spropositata mole di potere e risorse di cui dispongono. Tali provvedimenti sembrano dunque rappresentare uno storico cambiamento in termini di approcci e di relazioni di potere all’interno del panorama digitale, stabilendo la validità dei principi dello stato di diritto e della democrazia anche negli spazi online, equiparandoli a quelli offline in quanto spazi dove si esercitano leggi e diritti. L’introduzione di queste norme risponde dunque ad un’esigenza concreta di chi si batte per contrastare l’odio online, riconoscendo i rischi di questo fenomeno per l’incolumità delle persone e la responsabilità di chi ne permette la diffusione o addirittura beneficia di tali dinamiche per ragioni di profitto. Per la prima volta infatti si stabilisce che la pericolosità non risiede solo nell’attuazione delle violenze, quando queste cioè si verificano e generano danni, ma anche nell’esistenza delle condizioni tali affinchè queste possano generarsi, da qui dunque i provvedimenti contro disinformazione e fake news o per la creazione di consapevolezza, con un migliore e più capillare monitoraggio, con la menzione esplicita di maggiore trasparenza da parte delle piattaforme quando si tratta di moderazione dei contenuti e gestione degli algoritmi.
Per questo motivo è stata lanciata una tender da ben 2.5 milioni di euro con il solo scopo di formare un osservatorio digitale della commissione Europea.
In generale infatti l’intero pacchetto pone molta attenzione all’aspetto legislativo e regolamentare nei confronti delle grandi piattaforme, stabilendo multe e ammende salate.
Ammende fino al 10% del fatturato mondiale totale annuo dell’impresa, o fino al 20% in caso di violazioni ripetute; penalità di mora fino al 5% del fatturato medio giornaliero e, in caso di violazioni sistematiche degli obblighi, possono essere imposte ulteriori misure correttive a seguito di un’indagine di mercato. Tali misure correttive dovranno essere proporzionate al reato commesso. Se necessario e come opzione di ultima istanza, possono essere imposte misure correttive di carattere non finanziario, tra cui rimedi comportamentali e strutturali, quali l’obbligo di vendere un’attività o parti di essa.),
Oltre queste infatti, viene scritto esplicitamente che “Se l’indagine di mercato dimostra che il gatekeeper ha violato sistematicamente gli obblighi sanciti dagli articoli 5 e 6 e ha ulteriormente rafforzato o ampliato la sua posizione di gatekeeper in relazione alle caratteristiche di cui all’articolo 3, paragrafo 1, la Commissione può imporre a tale gatekeeper, mediante decisione adottata secondo la procedura consultiva di cui all’articolo 32, paragrafo 4, qualsiasi rimedio comportamentale o strutturale proporzionato alla violazione commessa e necessario per garantire il rispetto del presente regolamento. La Commissione conclude la propria indagine adottando una decisione entro dodici mesi dall’avvio dell’indagine di mercato.”
A questo proposito viene anche affermato che, “Al fine di garantire l’effettiva attuazione e il rispetto del presente regolamento, è opportuno che la Commissione disponga di forti poteri di indagine e di esecuzione che le consentano di indagare, applicare e monitorare le norme stabilite nel presente regolamento, garantendo nel contempo il rispetto del diritto fondamentale di essere ascoltato e di accedere al fascicolo nel contesto dei procedimenti di esecuzione. È opportuno che la Commissione disponga di tali poteri di indagine anche allo scopo di effettuare indagini di mercato ai fini dell’aggiornamento e del riesame del presente regolamento.”
Per questo motivo la Commissione si dimostra consapevole del fatto di dover investire nell’educazione e nello sviluppo di competenze al suo interno per essere in grado di svolgere al meglio questo ruolo, competenze sia in ambito tecnico ma anche legislativo; alcune fonti riportano infatti che c’è l’intenzione di impiegare almeno 150 persone che formino un team legale in grado di confrontarsi con le squadre a disposizione delle grandi piattaforme in caso di eventuali dispute. L’idea è che siano le piattaforme stesse a contribuire anche economicamente all’implementazione del piano, con il pagamento di una “tassa di supervisione” , che varia a seconda delle varie aziende e che dovrebbe rappresentare lo 0,1% del loro guadagno netto e che non include realtà no-profit o di ricerca (come Wikipedia ad esempio).
Il provvedimento è ancora in fase di discussione tra le parti ma sembrerebbe uno degli strumenti più efficaci per garantire l’implementazione delle norme.

Possibili criticità

L’insieme di norme sembra onnicomprensivo ed esaustivo, con intenti dir poco ambiziosi e basati sulla reale volontà di cambiare la rotta quando si tratta degli spazi online e di far sì che i principi dei diritti umani, della democrazia e dello stato di diritto siano applicati ovunque. Considerando però i temi affrontati e in particolare la volontà di agire non solo su contenuti violenti ma su contenuti che possano potenzialmente promuovere violenza e danneggiare le persone. con un intento dunque non solo riparativo ma preventivo, si affaccia l’ipotesi di diversi rischi, come denunciato da organi che si occupano di libertà di espressione e che si interrogano su come questi testi possano essere applicati in contesti dove lo stato di diritto, la democrazia e i diritti umani sono assenti a livello governativo. L’idea è che sia la Commissione a fare da garante attraverso anche un investimento sostanziale di risorse, il timore però è che tali risorse giungano solo ad una parte ristretta delle persone e delle realtà che dovrebbero beneficiare di questi provvedimenti, in quanto non viene menzionata esplicitamente la volontà di fornire strumenti di educazione e media literacy alla popolazione, anche se tra gli obiettivi c’è quello di aumentare la consapevolezza di utenti e consumatrici e consumatori.
Ci sono dunque moltissimi interrogativi sul “come” applicare queste norme che al momento vengono pubblicizzate come uno “strumento di giustizia”, “l’arma di cui avevamo bisogno per difenderci dallo strapotere delle piattaforme”, elemento di cui non possiamo che gioire in quanto realtà che si occupano di contrastare l’hate speech, poiché significherebbe intervenire su questioni di potere, che sono alla base della diffusione di tantissimi discorsi e fenomeni d’odio. Ciononostante è nostro dovere interrogarci su come queste norme possano e debbano servire ad educare la popolazione, non solo a punire e reprimere, altrimenti l’odio troverà modi alternativi e spazi nascosti in cui proliferare, dove sarà più difficile intercettarlo e contenerlo. Dobbiamo infatti fare in modo che questi provvedimenti siano in comunicazione e riconoscano gli altri sforzi e le altre dimensioni che operano in questo campo, facendo tesoro delle esperienze e delle competenze accumulate e di cui ad esempio, la recentissima Raccomandazione CM/Rec(2022)16 pubblicata dal Consiglio d’Europa ne è una perfetta rappresentazione.
Al momento infatti sembrerebbe che molte energie siano impiegate per l’aspetto giuridico e per le definizioni inerenti multe, ammende e misure cautelative, ma non altrettante per dare definizioni chiare di hate speech o di cosa rappresenta un rischio per la proliferazione di violenza e radicalizzazione, che appaiono come concetti vaghi e di cui si ha contezza essere pericolosi ma senza una reale contestualizzazione delle cause e delle conseguenze in maniera concreta.

Attendiamo però di assistere ai prossimi passi che accompagneranno il Digital Service Act e nel frattempo gioiamo della presa di posizione ancora più netta della Commissione Europea nei confronti dell’hate speech online.

Per leggere il Proposal for a Regulation on a Single Market For Digital Services (Digital Services Act) clicca su "Vai al documento"

“Dobbiamo parlare di razzismo, ma dobbiamo anche agire. Sono felice di vivere in una società che condanna il razzismo, ma non dovremmo limitarci a questo. Il motto della nostra Unione europea è "Uniti nella diversità" e il nostro compito è essere all'altezza di queste parole e dare ad esse un significato concreto.” Queste le parole pronunciate dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen davanti il Parlamento Europeo il 17 giugno 2020.

In Unione Europea è vietata la discriminazione fondata sulla razza o l’origine etnica, eppure essa continua ad esistere nella nostra società. Al fine di costruire “un’autentica Unione dell’Uguaglianza” nel 2020 la Commissione Europea ha presentato un piano d’azione volto ad intensificare gli interventi contro il razzismo, ad aiutare le persone appartenenti alle minoranze a far sentire la loro voce, a “riunire i soggetti interessati a tutti i livelli in uno sforzo comune mirante a contrastare il razzismo in modo più efficace e a costruire, per tutti, una vita libera dal razzismo e dalle discriminazioni.”

Per leggere l’EU Anti-Racism Action Plan 2020-2025 della Commissione Europea clicca su “Vai al Documento”

"Immagini e parole contro l'odio", questo il tema della mini-conferenza rivolta agli studenti dell'Istituto Tecnico Statale Commerciale e Geometra "Loperfido-Olivetti" di Matera, tenutasi venerdì 13 maggio. Realizzato in occasione dell'ottava edizione del Festival Sabir e promosso dall'Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni Razziali (UNAR) e dal Centro di Ricerca sulle Relazioni Interculturali dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano), con l'Istituto della Ricerca Sociale (IRS) e con Associazione Carta di Roma nell'ambito del progetto REASON, l'incontro ha visto il coinvolgimento di circa 30 ragazze e ragazzi.

Con il supporto di Ministero della GiustiziaMinistero dell’Interno (OSCAD e Polizia Postale), Ministero dell’IstruzioneAGCOMANCIComune di MilanoAmnesty International ItaliaCOSPELunariaArciArcigayRete Nazionale per il contrasto ai discorsi e ai fenomeni d’odio.

Le foto dell'evento:

In collaborazione con il progetto REASON - REAct in the Struggle against ONline hate speech, il 28 marzo si è tenuto presso l’Università Cattolica di Milano il convegno internazionale “L’hate speech nell’infosfera della comunicazione” organizzato dall'Osservatorio Mediavox sull'odio online dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (Centro di Ricerca sulle Relazioni Interculturali), con l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) e la Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC), a conclusione del progetto "MediaVox - Antisemitismo online".

Hanno introdotto l’incontro Milena Santerini, Coordinatrice nazionale per la lotta contro l'antisemitismo, Daniel Holtgen, rappresentante speciale del Consiglio d’Europa sui crimini d’odio antisemiti e antimusulmani, Paola Pisano, già Ministra dell’Innovazione tecnologica e Consigliera del Ministro degli Esteri Di Maio e Triantafillos Loukarelis dell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (UNAR) della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

In seguito, è intervenuta Paola Barretta, coordinatrice dell’Associazione Carta di Roma. La prima parte dell’incontro è stata dedicata a “L’hate speech e alla propagazione nel web sociale”, momento in cui il ricercatore della Cattolica e pedagogista Stefano Pasta ha presentato la ricerca dell’Osservatorio Mediavox sull’odio online promosso dal Centro di ricerca sulle Relazioni interculturali dell’Ateneo.

Nella seconda parte del pomeriggio si è approfondito il tema “L’antisemitismo tra vecchie e nuove forme”. Con la moderazione di Agnese Canevari dell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (UNAR), Milena Santerini, Betti Guetta, Stefano Gatti e Murilo Henrique Cambruzzi dell’Osservatorio Antisemitismo del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea hanno discusso con diversi rappresentanti del mondo dell’informazione: Roberto Natale, giornalista Rai, già presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Ricardo Franco Levi, Presidente dell’Associazione italiana degli editori, Jordana Cutler, Public Policy Director di Meta per Israel & the Jewish Diaspora, Martina Colasante, Government Affairs and Public Policy Manager di Google.

Il video delle interviste è disponibile qui. 

Il video completo del convegno internazionale è disponibile qui.

Promosso dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), in collaborazione con il Centro di Ricerca sulle Relazioni Interculturali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, con l’Istituto della Ricerca Sociale (IRS) e con Associazione Carta di Roma, si è tenuto il 24 marzo presso l’Università Cattolica di Milano il seminario “Scuola, hate speech, cittadinanza. Contrastare l’odio online”, organizzato nell’ambito del Progetto REASON – GA No. 963771, finanziato con i fondi dell’Unione Europea (Rights, Equality and Citizenship Programme 2014-2020).

Il seminario ha visto la partecipazione di Roberto Borbone dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) e Coordinatore progetto REASON; Milena Santerini, Ordinaria di Pedagogia generale e Direttrice del Centro di Ricerca sulle Relazioni Interculturali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano); Clara Rech, Dirigente scolastico presso il Ministero dell'Istruzione - Direzione generale per lo studente, l'inclusione e l'orientamento scolastico; Stefano Pasta, Ricercatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano); Alessandra Carenzio, Ricercatrice, Centro di Ricerca sull'Educazione ai Media all'Innovazione e alla Tecnologia (CREMIT) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano); Michele Marangi, Docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano) e Vincenzo Capaldo, Docente dell’Istituto di Istruzione Superiore Statale "Oriani Mazzini" di Milano.

Il video dell’evento è disponibile qui.

Scarica le presentazioni:

Il progetto, Roberto Borbone 

(S)PARLARE NEL WEB SOCIALE. La propagazione dell'odio onlife, Stefano Pasta

Una cornice teorica e una proposta di metodo per il lavoro in classe, Alessandra Carenzio

Contrastare l'odio online con la Peer&Media Education, Michele Marangi

Comunicazione sociale contro il discorso d’odio verso le ragazze (offline e online), Vincenzo Capaldo 

Nell'ambito del progetto REASON lunedì 28 marzo, dalle 15 alle 18, si terrà il seminario dal titolo “L’hate speech nell’infosfera della comunicazione” in presenza presso l’Università Cattolica di Milano – Aula CO12 (Via Carducci, 28/30 – Milano) e in modalità online con piattaforma Teams. Clicca qui per collegarti.

L’hate speech e la propagazione nel web sociale

Saluti:

Daniel Holtgen, Special Representative on Antisemitic and Anti-Muslim Hatred and Hate Crimes – Council of Europe.

Paola Pisano, Consigliera del Ministro degli Esteri Di Maio, Associata di gestione dell'Innovazione, Università di Torino.

Introducono:

Milena Santerini, Coordinatrice nazionale per la lotta contro l’antisemitismo, Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Triantafillos Loukarelis, Direttore, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Interventi:

Paola Barretta, Associazione Carta di Roma.

Stefano Pasta, Ricercatore, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano.

L’antisemitismo tra vecchie e nuove forme

Modera:

Agnese Canevari, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Milena Santerini, Ordinaria di Pedagogia generale, Direttrice del Centro di Ricerca sulle Relazioni Interculturali, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano.

Betti Guetta, Stefano Gatti, Murilo Henrique Cambruzzi, Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC).

Ne discutono con:

Roberto Natale, giornalista Rai, già presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI).

Ricardo Franco Levi, Presidente dell'Associazione Italiana degli Editori (AIE).

Angelo Mazzetti, Head of Public Policy Italy, Meta.

Martina Colasante, Government Affairs and Public Policy Manager, Google.

Corso valido per formazione ODG, per iscrizioni clicca qui

Per la richiesta di partecipazione in presenza inviare una mail a: relazioni.interculturali@unicatt.it. 

Giovedì 24 marzo, dalle ore 17 alle 19, si terrà il seminario “Scuola, hate speech, cittadinanza. Contrastare l’odio online” in modalità online con piattaforma Teams. Clicca qui per collegarti.

Organizzato nell’ambito del progetto REASON dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), in collaborazione con il Centro di Ricerca sulle Relazioni Interculturali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano), con l’Istituto della Ricerca Sociale (IRS) e con Associazione Carta di Roma, il seminario vedrà la partecipazione di:

Roberto Borbone, Coordinatore del REASON, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Milena Santerini, Ordinaria di Pedagogia generale, Direttrice del Centro di Ricerca sulle Relazioni Interculturali, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano.

Clara Rech, Dirigente scolastico presso il Ministero dell’Istruzione – Direzione generale per lo studente, l’inclusione e l’orientamento scolastico.

Stefano Pasta, Ricercatore, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano.

Alessandra Carenzio, Ricercatrice, Centro di Ricerca sull'educazione ai Media all'innovazione e alla Tecnologia (CREMIT), Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano.

Michele Marangi, Docente, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano.

Vincenzo Capaldo, Docente, Istituto di Istruzione Superiore Statale "Oriani Mazzini" di Milano.

Su richiesta verrà rilasciato un attestato di frequenza scrivendo una mail a relazioni.interculturali@unicatt.it.

Per informazioni scrivere a relazioni.interculturali@unicatt.it.

Nel mese di Marzo avranno luogo due importanti eventi formativi allo scopo di promuovere la conoscenza dell’hate speech e dei suoi strumenti di contrasto attraverso i seguenti dibattiti e confronti

Giovedì 24 marzo, dalle ore 17 alle 19, si terrà il seminario “Scuola, hate speech, cittadinanza. Contrastare l’odio online” in modalità online con piattaforma Teams. Clicca qui per collegarti.

Organizzato nell’ambito del progetto REASON dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), in collaborazione con il Centro di Ricerca sulle Relazioni Interculturali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano), con l’Istituto della Ricerca Sociale (IRS) e con Associazione Carta di Roma, il seminario vedrà la partecipazione di:

Roberto Borbone, Coordinatore del REASON, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Milena Santerini, Ordinaria di Pedagogia generale, Direttrice del Centro di Ricerca sulle Relazioni Interculturali, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano.

Clara Rech, Dirigente scolastico presso il Ministero dell’Istruzione – Direzione generale per lo studente, l’inclusione e l’orientamento scolastico.

Stefano Pasta, Ricercatore, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano.

Alessandra Carenzio, Ricercatrice, Centro di Ricerca sull'educazione ai Media all'innovazione e

alla Tecnologia (CREMIT), Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano.

Michele Marangi, Docente, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano.

Vincenzo Capaldo, Docente, Istituto di Istruzione Superiore Statale "Oriani Mazzini" di Milano.

Su richiesta verrà rilasciato un attestato di frequenza scrivendo una mail a relazioni.interculturali@unicatt.it.

Per informazioni scrivere a relazioni.interculturali@unicatt.it.

Sempre nell’ambito del progetto REASON, lunedì 28 marzo, dalle 15 alle 18, si terrà il seminario dal titolo “L’hate speech nell’infosfera della comunicazione” in presenza presso l’Università Cattolica di Milano – Aula CO12 (Via Carducci, 28/30 – Milano) e in modalità online con piattaforma Teams. Clicca qui per collegarti.

L’hate speech e la propagazione nel web sociale

Saluti:

Daniel Holtgen, Special Representative on Antisemitic and Anti-Muslim Hatred and Hate Crimes – Council of Europe.

Paola Pisano, Consigliera del Ministro degli Esteri Di Maio, Associata di gestione dell'Innovazione, Università di Torino.

Introducono:

Milena Santerini, Coordinatrice nazionale per la lotta contro l’antisemitismo, Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Triantafillos Loukarelis, Direttore, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Interventi:

Paola Barretta, Associazione Carta di Roma.

Stefano Pasta, Ricercatore, Università̀ Cattolica del Sacro Cuore, Milano.

L’antisemitismo tra vecchie e nuove forme

Modera:

Agnese Canevari, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Milena Santerini, Ordinaria di Pedagogia generale, Direttrice del Centro di Ricerca sulle Relazioni Interculturali, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano.

Betti Guetta, Stefano Gatti, Murilo Henrique Cambruzzi, Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC).

Ne discutono con:

Roberto Natale, giornalista Rai, già presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI).

Ricardo Franco Levi, Presidente dell'Associazione Italiana degli Editori (AIE).

Angelo Mazzetti, Head of Public Policy Italy, Meta.

Martina Colasante, Government Affairs and Public Policy Manager, Google.

 Corso valido per formazione ODG, per iscrizioni clicca qui
Per la richiesta di partecipazione in presenza inviare una mail a: relazioni.interculturali@unicatt.it.

 

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